E’ domenica e ci tuffiamo di nuovo sulle strade tedesche; per essere più rapidi, optiamo per la colazione all’autogrill. Una fila di croissant appena sfornati è decisamente invitante: ne scelgo uno al marzapane (qui si trovano ovunque, e sono ottimi), mentre Paolo indica alla commessa quello accanto al mio senza nemmeno leggere la didascalia (crema o marmellata è lo stesso). Peccato che al primo morso il croissant si riveli ripieno di…prosciutto e mozzarella!
Dopo l’ottima colazione tedesca, ripartiamo alla volta di Hamelin, la città del pifferaio magico. Inutile dire che i riferimenti alla leggenda si notano fin dal cartello ch
e segnala l’ingresso in città, su cui sono raffigurate le immagini stilizzate di un uomo che suona il flauto e di due ratti. Le vie del centro sono collegate in un ideale percorso di visita, segnalato da una fila di topolini bianchi dipinti sull’asfalto, anche se ormai le figure appaiono non di rado sbiadite e consunte. Per comodità, decidiamo di seguire anche noi il percorso dei ratti. Se escludiamo un paio di gruppi organizzati, con guida in tedesco, la cittadina appare deserta: non si incontra anima viva, almeno fino alle 11, quando una parata di figuranti, con bambini in costume da topi e adulti in abiti medievali attraversa le vie seguendo il pifferaio, interpretato d
a una ragazza.
Sciocchezze ad uso dei turisti? Certo. Ma la cittadina, miracolosamente scampata alle devastazioni della guerra, è davvero graziosa. Case a graticcio riccamente decorate, a volte anche molto antiche, si alternano ad altre costruite nello stile rinascimentale del Nord, e dispiace solo di non poter sostare nella piazza, che in questi giorni è un cantiere pieno di scavatrici all’opera…


















