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	<title>Nodi Fatati</title>
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	<description>Cats, fables, drawings, sketches and whatever comes in my mind!</description>
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		<title>Gänseliesel</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 07:17:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono riuscita ad ottenere da un&#8217;amica tedesca maggiori informazioni sulla piccola guardiana d&#8217;oche  divenuta simbolo di Göttingen. Si tratta, come sospettavo, della protagonista di una fiaba: una sventurata principessa cacciata dal padre, che lei aveva involontariamente offeso definendolo buono come il sale.  La ragazza ovviamente pensava all&#8217;importanza del sale in cucina, il re [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Sono riuscita ad ottenere da un&#8217;amica tedesca maggiori informazioni sulla piccola gu<a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/007.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-491" title="007" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/007-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ardiana d&#8217;oche  divenuta simbolo di Göttingen. Si tratta, come sospettavo, della protagonista di una fiaba: una sventurata principessa cacciata dal padre, che lei aveva involontariamente offeso definendolo <em>buono come il sale</em>.  La ragazza ovviamente pensava all&#8217;importanza del sale in cucina, il re  al sapore che esso ha se assaggiato da solo. Costretta a lavorare per mantenersi, la principessa inizia dunque ad occuparsi delle oche&#8230;Come prosegua la storia al momento non lo so, ma la situazione iniziale (<em>buono come il sale</em>) si ritrova anche in una delle fiabe italiane raccolte da Calvino, che si conclude con l&#8217;immancabile lieto fine.</p>
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		<title>Magonza (Mainz)</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 14:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivando dall&#8217;autostrada, per primo appare il fiume dalle acque grigie e, sull&#8217;altra sponda, una città rosso scuro, dominata dalle torri della cattedrale. Lasciamo la macchina in un parcheggio sotterraneo ed emergiamo nel cuore della città, non lontani da un affollatissimo mercato dove la gente fa acquisti e si ferma ai chioschi a mangiare dolci o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Arrivando dall&#8217;autostrada, per <a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/034.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-487" title="034" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/034-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>primo appare il fiume dalle acque grigie e, sull&#8217;altra sponda, una città rosso scuro, dominata dalle torri della cattedrale. Lasciamo la macchina in un parcheggio sotterraneo ed emergiamo nel cuore della città, non lontani da un affollatissimo mercato dove la gente fa acquisti e si ferma ai chioschi a mangiare dolci o salsicce. Ci lasciamo fagocitare dalle bancarelle che invadono la piazza, per riemergere dal lato opposto proprio di fronte al museo Gutemberg. Rinviamo però la visita al pomeriggio: preferiamo trascorrere la mattina bighellonando per il centro storico, alla ricerca di scorci interessanti da fotografare. Visitiamo anche la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mainz_Cathedral">cattedrale</a>, fra le più antiche della Germania: un edificio romanico dalle pareti rosso scuro che dall&#8217;esterno colpisce per la sua imponenza, ma all&#8217;interno appare eccessivamente massiccio e pesante.</p>
<p>Il pomeriggio affrontiamo l&#8217;enorme <a href="http://www.gutenberg-museum.de/index.php?id=29&amp;L=1">museo Gutemberg</a>, dedicato soprattutto alla stampa, ma con incursioni nella storia della scrittura in generale, in un&#8217;area geografica che va dall&#8217;Europa al Giappone passando per Medio Oriente, Cina e Corea. Insomma, mancano solo i codici maya! Rimango colpita dalla bellezza di libri illustrati di epoche diverse, e dagli antichi torchi per stampa conservati a pianterreno. Nel bookshop, a sorpresa, riesco ad acquistare un bastoncino di inchiostro cinese da calligrafia, decorato con l&#8217;immagine di un ramo di pesco in fiore. Di certo è bello, ma dubito che sia di qualità, dato che è costato solo 3,80 euro!</p>
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		<title>Sulla cupola del Reichstag e ai Musei Dahlem</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 12:09:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La domenica mattina attraversiamo la Porta di Brandeburgo e ci mettiamo in coda per visitare il Reichstag che, con la sua cupola trasparente, permette di avere una visione dall&#8217;alto della città intera. Mentre attendiamo finiamo per fare amicizia con un&#8217;altra coppia di turisti italiani, e chiacchierando il tempo passa in fretta. All&#8217;ingresso persone e borse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->La domenica mattina attraversiamo la Porta di Brandeburgo e ci mettiamo in coda per visitare il Reichstag che, con la sua cupola trasparente, permette di avere una visione dall&#8217;alto della città intera. Mentre attendiamo finiamo per fare amicizia con un&#8217;altra coppia di turisti italiani, e chiacchierando il tempo passa in fretta. All&#8217;ingresso persone e borse vengono controllate, quindi si prende un ascensore fino alla cupola. Nessuna biglietteria: la visita è gratuita; non solo, ci viene fornita un&#8217;ottima audioguida, disponibile anche in italiano, che ci accompagna passo passo indicando e commentando gli edifici più interessanti nel panorama cittadino. Se invece si rivolge lo sguardo all&#8217;interno, si possono vedere, in basso, le poltrone dei deputati tedeschi, ovviamente vuote essendo domenica. Al centro della cupola c&#8217;è anche una mostra fotografica permanente sulla storia del Reichstag: l&#8217;aspetto originario dell&#8217;edificio, le prime deputate donne della storia tedesca, una seduta del parlamento nel periodo nazista, le distruzioni della guerra e la ricostruzione, l<a href="http://www.christojeanneclaude.net/wr.shtml">&#8216;intervento artistico di Christo</a> che lo impacchettò con un gigantesco telo bianco&#8230;</p>
<p>In tarda mattinata salutiamo i nostri 2 connazionali e ci dirigiamo verso il quartiere Dahlem, per visitare il gigantesco <a href="http://www.smb.museum/smb/standorte/index.php?lang=en&amp;p=2&amp;objID=6370&amp;n=4&amp;r=1">Museo Etnografico</a>. La collezione più imponente è quella relativa all&#8217;Oceania, che conserva autentiche barche, ricostruzioni di capanne (sono in scala ma non piccole: volendo in una si può entrare) e un&#8217;infinità di maschere appartenenti a popoli e culture diverse (oggetti non di rado creati in occasione di una specifica festa e destinati ad essere distrutti subito dopo l&#8217;uso, che venivano venduti volentieri una volta esaurita la loro funzione o, a volte, erano creati appositamente per gli europei). Anche qui l&#8217;audioguida, purtroppo solo in inglese, fornisce un valido supporto.</p>
<p><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/070.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-482" title="070" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/070-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Proseguiamo attraverso la zona dedicata all&#8217;Africa, in cui prevalgono sculture lignee talvolta molto belle, altre volte decisamente inquietanti (come le statue del potere coperte di chiodi), per approdare all&#8217;ala dedicata all&#8217;Asia: Cina e Giappone al primo piano, India e Indocina al pianterreno. Nelle sale dedicate all&#8217;Estremo Oriente i dipinti e le stampe sono esposti a rotazione, per evitare che la luce li danneggi, e scopro con piacere che molte delle opere nelle vetrine non erano presenti l&#8217;anno scorso. Visitiamo anche una curiosa mostra temporanea con oggetti legati al vudù di Haiti, e ci rendiamo conto solo quando siamo troppo stanchi che ci siamo persi le sale al pianterreno dedicate all&#8217;America. Finiamo per rinunciare.</p>
<p>Ogni sezione del museo è un tuffo in un mondo diverso (dal quale riemergo con tre libri; sono in inglese ma il linguaggio delle immagini è universale).</p>
<p>Purtroppo ormai è tardi e l&#8217;autostrada ci attende, con il consueto traffico dei fine settimana e gli immancabili lavori in corso che riducono le corsie da 3 a 2. Accendiamo il motore e salutiamo Berlino.</p>
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		<title>Alla ricerca dell&#8217;insegna perduta e altre avventure berlinesi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 16:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Berlino, Paolo mi assegna subito il compito di guida turistica: del resto, io ho già visitato la città, lui no. Alloggiamo nel quartiere del Mitte, non lontano da Alexanderplatz e dall&#8217;Isola dei Musei, che sarà la nostra prima meta. Si rivela una buona scelta: Paolo rimane affascinato dall&#8217;altare di Pergamo, almeno quanto lo sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/0261.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-478" title="026" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/0261-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>A Berlino, Paolo mi assegna subito il compito di guida turistica: del resto, io ho già visitato la città, lui no. Alloggiamo nel quartiere del Mitte, non lontano da Alexanderplatz e dall&#8217;Isola dei Musei, che sarà la nostra prima meta. Si rivela una buona scelta: Paolo rimane affascinato dall&#8217;altare di Pergamo, almeno quanto lo sono stata io l&#8217;anno scorso, e dagli altri reperti dell&#8217;Ellenismo e delle civiltà mediorientali. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pergamonmuseum" target="_blank">Pergamonmuseum</a> ospita anche una <a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Bunte_G%C3%B6tter_exhibition">mostra curiosa</a>, che ricostruisce i colori delle sculture della Grecia arcaica: tra le candide statue della collezione permanente ecco le copie delle dee e dei guerrieri dipinte con i rossi, i gialli e i blu più sgargianti. L&#8217;effetto mi lascia perplessa: meglio il bianco che le caratterizza oggi.</p>
<p><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/051.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-477" title="051" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/051-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Al pomeriggio visitiamo l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Altes_Museum" target="_blank">Altes Museum</a>, nella speranza di vedere Nefertiti, ma la collezione permanente è ancora chiusa: in compenso, il secondo piano dell&#8217;edificio è interamente occupato da un&#8217;ampia esposizione sull&#8217;Italia etrusca e romana. L&#8217;incontro più strano lo facciamo però nel book-shop, dove un anziano ex docente universitario improvvisa a nostro beneficio una conferenza sulle origini della lingua etrusca, utilizzando un inglese misto a qualche parola di italiano e aiutandosi con copie di suoi articoli che, chissà perché, porta con sé. A suo dire la lingua etrusca non sarebbe indoeuropea ma semitica, e la tesi troverebbe conferme esterne anche nelle moderne analisi genetiche, che hanno individuato corrispondenze fra il DNA delle donne toscane e quello appartenente a  popolazioni dell&#8217;Anatolia. Interessante ma interminabile, la lezione termina quando la commessa del book-shop avverte il professore che non è il luogo adatto per parlare a voce così alta, quindi ci salutiamo con una stretta di mano e proseguiamo per la nostra strada. Dedichiamo il resto del pomeriggio a gironzolare liberamente per il quartiere, che si fa sempre più animato: molti passeggiano, altri si siedono o si sdraiano al sole nei grandi prati antistanti ai musei. Ovviamente non mancano i gruppi di turisti con guida. Che possono essere d&#8217;aiuto: per trovare il memoriale dei libri bruciati da Hitler (sotterraneo, visibile attraverso un vetro), basta individuare un gruppo di persone in cerchio che guardano in basso!</p>
<p>Quello che invece risulta più difficile da scovare, è&#8230;la mia insegna preferita! Quella che l&#8217;anno scorso ho notato solo dopo che si erano scaricate le pile della macchina fotogr<a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/057.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-474" title="057" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/057-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>afica. Voglio ritrovarla e a sorpresa, dopo cena, Paolo mi segue con un certo entusiasmo in questa strana impresa. Ci facciamo guidare dalle alte torri di San Nicola: ricordo che era nei pressi della chiesa, proprio accanto ad un enorme San Giorgio a cavallo intento ad uccidere il drago&#8230;che non riesco più a trovare. Eppure si tratta di una scultura che non può passare inosservata. Inizio a dubitare della mia memoria (perdendo ulteriore fiducia nelle mie scarse doti di orientamento), quando all&#8217;improvviso ci rendiamo conto che&#8230;il San Giorgio è in restauro! Della gigantesca scultura non restano che il basamento e una foto con qualche informazione sui lavori. La “mia” insegna invece è ancora lì, che attende di essere fotografata. Missione compiuta, dunque!</p>
<p>L&#8217;aria tiepida della sera e la vicinanza di una birreria affollata invitano a rimanere, dunque ci sediamo ad uno dei tavoli esterni a bere qualcosa. Mi guardo intorno e mi sembra impossibile di essere davvero a Berlino; l&#8217;atmosfera che si respira qui assomiglia a quella calda di una cittadina e porta a dimenticare che siamo invece nel cuore di una metropoli. Purtroppo un conto piuttosto salato compromette la magia del momento&#8230;</p>
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		<title>Le miniere del Rammelsberg</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel pomeriggio, decidiamo di rimanere nei pressi di Goslar e visitare le miniere di rame, sito protetto dall&#8217;UNESCO in quanto luogo di estrazione sfruttato ininterrottamente per circa 3000 anni (fino al 1988).
Scegliamo il percorso a piedi, senza pensare che è complementare e non alternativo a quello in treno, e che probabilmente sarebbe stato opportuno prenotarli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Nel pomeriggio, decidiamo di rimanere nei pressi di Goslar e visitare le <a href="http://whc.unesco.org/en/list/623" target="_blank">miniere di rame</a>, sito protetto dall&#8217;UNESCO in quanto luogo di estrazione sfruttato ininterrottamente per circa 3000 anni (fino al 1988).</p>
<p>Scegliamo il percorso a piedi, senza pensare che è complementare e non alternativo a quello in treno, e che probabilmente sarebbe stato opportuno prenotarli entrambi. L&#8217;opzione a cui abbiamo aderito non ci condurrà nella zona estrattiva vera e propria, ma in quella del sistema idrico: condotte forzate che, azionando grandi ruote, fornivano l&#8217;energia per sollevare il rame ricavato dalla miniera.</p>
<p>Come da indicazioni, prendiamo un casco e attendiamo la nostra guida; pochi minuti dopo arriva un anziano signore vestito interamente di bianco, dai pantaloni all&#8217;elmetto. Abbigliamento che rende ancora più evidenti le macchie di fango fin quasi al ginocchio, e dà già un&#8217;impressione non proprio gradevole del percorso che ci attende&#8230;</p>
<p>Forse avremmo potuto immaginarlo, ma il fatto ci coglie di sorpresa: la nostra guida parla solo tedesco! Il che appare più grave se si considera che il gruppo è davvero internazionale: comprende anche ragazzi cinesi e giapponesi, e una famiglia di indiani. Ma siamo fortunati: una coppia si assume il compito di fare da interprete, e traduce in inglese le lunghe spiegazioni. Inutile dire che metà del gruppo si aggrega attorno a loro.</p>
<p>Davanti all&#8217;ingresso della miniera, ci viene comunicato che, nel caso in cui qualcuno sia preso dal panico e non se la senta di proseguire, c&#8217;è una via d&#8217;uscita rapida. Davvero rassicurante.</p>
<p>Ci inoltriamo in un cunicolo umido di altezza variabile (a volte bisogna chinare la testa per passare) e in breve arriviamo in prossimità della prima, gigantesca ruota, una ricostruzione recente dell&#8217;originale. Fondamentali fino all&#8217;introduzione dell&#8217;energia elettrica, la ruota e i canali che vi conducevano l&#8217;acqua erano oggetto di manutenzione da parte di un&#8217;apposita squadra di operai.  A nostro beneficio, la guida fa entrare dell&#8217;acqua e aziona il meccanismo per qualche minuto.</p>
<p>Quindi scendiamo e arriviamo alla base della ruota stessa; mentre proseguiamo alle nostre orecchie giunge un brontolio sordo e continuo: riproduce il rumore di un incendio, come quelli che si utilizzavano anticamente per allargare la zona di estrazione. Un metodo rischioso, perché poteva rendere fragile la volta stessa e provocarne il crollo, con il pericolo di seppellire qualcuno dei minatori. L&#8217;incendio non è evocato solo dal rumore, ma anche da una catasta di legna in fondo ad un cunicolo laterale, da cui si innalza un simulacro di fiamma.</p>
<p>Poco più avanti, ci fermiamo nuovamente, e la guida spegne le luci elettriche per accendere una lampada simile a quelle utilizzate dai minatori, mostrando come lavorassero nell&#8217;oscurità quasi completa.</p>
<p>Non ci resta che tornare in superficie, arrampicandosi su una scala di ferro piuttosto ripida&#8230;dove finiamo anche noi per infangarci i pantaloni.  Voglia di lamentarsi? Macché: accanto c&#8217;è la scala originale usata dai minatori, molto, ma molto più scomoda!</p>
<p>A conclusione del tour ci sarebbe un filmato, in tedesco ovviamente. Rinunciamo.</p>
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		<title>Goslar</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 14:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su suggerimento di una collega di Paolo, decidiamo di passare la domenica a Goslar, una cittadina molto antica, resa prospera per secoli dalla vicina miniera di rame (ormai chiusa, dal 1988, e trasformata in museo). A Goslar sembra che il tempo si sia fermato: si può entrare dalle antiche porte e, attraversando vie fiancheggiate da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/032.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-464" title="032" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/032-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Su suggerimento di una collega di Paolo, decidiamo di passare la domenica a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Goslar">Goslar</a>, una cittadina molto antica, resa prospera per secoli dalla vicina miniera di rame (ormai chiusa, dal 1988, e trasformata in museo). A Goslar sembra che il tempo si sia fermato: si può entrare dalle antiche porte e, attraversando vie fiancheggiate da case a graticcio spesso decorate, arrivare alla piazza principale dove, se è l&#8217;ora giusta, un carillon di automi dal palazzo di fronte al municipio racconta la miniera tra realtà e leggenda. A mezzogiorno la piazza è piena di turisti che, naso all&#8217;aria e macchina fotografica in mano, attendono che si aprano le tre finestre sulla facciata anteriore dell&#8217;edificio e inizi lo spettacolo. Ed ecco schiudersi i balconi di quella centrale. Vediamo un cavallo bianco che, stretto fra un re con corona e un uomo in verde, batte lentamente ma ripetutamente lo zoccolo a terra, evocando probabilmente una leggenda sulle origini della miniera, secondo cui sarebbe stato l&#8217;animale ad indicare, con questo metodo, dove trovare l&#8217;oro.  Quindi la finestra centrale si chiude e si aprono le due laterali, da cui entrano ed escono due gruppi di minatori di epoche diverse: quelli del passato recente con il casco arancione e quelli di un&#8217;epoca più antica, guidati da un uomo che regge una torcia.</p>
<p>Sormontata da un&#8217;aquila dorata, la fontana me<a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/018.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-462" title="018" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/08/018-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>dievale nel centro della piazza mostra un particolare curioso: bella l&#8217;idea di utilizzare dei draghi come elemento decorativo, ma&#8230;era davvero necessario il cavaliere che sporge, dal busto in su, dalle fauci del mostro?</p>
<p>Immancabili il municipio e la chiesa gotica dalle alte torri, su cui si può salire per ammirare dall&#8217;alto lo splendido panorama. Particolare interessante, ogni gradino è dedicato ad una persona diversa (nomi e cognomi vi sono scritti per esteso); probabilmente si ricordano in questo modo i cittadini che hanno finanziato la costruzione.</p>
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		<title>Erfurt</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 12:52:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Arriviamo ad Erfurt di sabato mattina e la piazza principale è invasa dalle bancarelle del mercato. La bella cattedrale gotica domina lo spazio con la sua posizione sopraelevata; affiancata alla chiesa di San Severo, dona al centro un aspetto quantomeno originale. Vi si accede lateralmente da un&#8217;ampia scalinata, posta tra i due edifici, che offre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/030.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-456" title="030" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/030-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Arriviamo ad Erfurt di sabato mattina e la piazza principale è invasa dalle bancarelle del mercato. La bella <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Erfurt_Cathedral">cattedrale</a> gotica domina lo spazio con la sua posizione sopraelevata; affiancata alla chiesa di San Severo, dona al centro un aspetto quantomeno originale. Vi si accede lateralmente da un&#8217;ampia scalinata, posta tra i due edifici, che offre anche un ottimo punto di vista sulla piazza stessa.</p>
<p>Su uno dei due portali, ecco di nuovo le vergini sagge e le vergini folli della parabola evangelica, un tema non molto frequentato, a quanto ricordo, nell&#8217;arte italiana ma evidentemente amato nella Germania centrale. Debbo confessarlo: le vergini savie, che lanciano occhiate trionfanti dall&#8217;alto dei loro piedistalli, mi ispirano un sentimento di antipatia. Molto più interessanti le altre, con i loro gesti carichi di umana disperazione.</p>
<p>L&#8217;interno è ricco di dipinti, fra cui spiccano un enorme San Cristoforo dal manto rosso cupo e una tavola in cui la Madonna è ritratta con in grembo un unicorno dorato.</p>
<p><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/064.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-457" title="064" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/064-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ci lasciamo alle spalle la Domplatz, e proseguiamo la passeggiata per le vie del centro storico, seguendo inizialmente le indicazioni per il Ponte di Merciai che, con le sue bottegucce, costituisce una versione tedesca del Ponte di Rialto a Venezia. Vi si vendono soprattutto prodotti dell&#8217;artigianato locale ad uso dei turisti e, per quanto percorrerlo sia gradevole, forse il ponte si apprezza di più guardandolo dal lungofiume.</p>
<p>Per un po&#8217; camminiamo semplicemente lasciandoci trasportare dalle strade e dal capriccio del momento, e curiosamente il nostro percorso continua ad intrecciarsi con quello di un gruppo organizzato con guida (rigorosamente in tedesco).</p>
<p>Sulla via del ritorno, facciamo una deviazione per Rudolfstad. Ci dirigiamo verso la piazza, ma sembra di essere arrivati in una città fantasma: per strada non si vede anima viva.  Ci arrampichiamo quindi fino al castello, seguendo una stradina in salita e poi una delle tante scalinate, voltandoci di tanto in tanto per ammirare il panorama.  Poi finalmente ecco una prima porta, quindi un&#8217;altra che conduce nel cortile interno, dove un gruppo di operai sta allestendo il palco per un concerto. Sulla destra, una scala conduce al giardino, che termina con uno strapiombo e, ancora, permette di osservare l&#8217;intera Rudolfstad dall&#8217;alto. Passeggiamo un po&#8217;, incontrando anche qualche altro turista, quindi scendiamo nuovamente verso il centro  della cittadina fantasma, e la salutiamo per rientrare a Gottingen.</p>
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		<title>Magdeburgo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 15:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;impatto con la città non è dei più gradevoli, con i suoi tozzi palazzi di cemento tutti uguali. Magdeburgo però riserva qualche sorpresa a chi passeggia fra le sue vie, come le sagome nere di omini che si arrampicano su una facciata con l&#8217;aiuto di scale, o la curiosa fontana in cui, a generare getti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/072.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-444" title="072" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/072-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->L&#8217;impatto con la città non è dei più gradevoli, con i suoi tozzi palazzi di cemento tutti uguali. Magdeburgo però riserva qualche sorpresa a chi passeggia fra le sue vie, come le sagome nere di omini che si arrampicano su una facciata con l&#8217;aiuto di scale, o la curiosa fontana in cui, a generare getti d&#8217;acqua, c&#8217;è anche un cane in bronzo che fa la pipì. E la banalità della maggior parte delle costruzioni non fa che esaltare il contrasto con l&#8217;architettura contemporanea un po&#8217; folle di Hundertwasser, cui si deve la <a href="http://www.gruene-zitadelle.de/"><em>Grüne Zitadelle</em></a>: nessun angolo retto, pareti color gelato alla fragola; colonne tutte diverse fra loro, composte di elementi differenti per forme e colori, sovrapposti come perline infilate in una collana. Al pianterreno trovano posto librerie per l&#8217;infanzia, bar e negozietti, sopra appartamenti e mi chiedo come siano gli interni di una struttura simile, e che effetto faccia vivere in un posto tanto colorato e particolare.</p>
<p>Il primo semaforo pedonale è rosso, e guardandolo mi accorgo di essere di fronte ad una “vecchia conoscenza”: il buffo <a href="http://quadernetto.splinder.com/post/21665600">omino del traffico della ex RDT</a>, che sopravvive anche in alcune zone di Berlino, oltre a fare bella mostra di sé su cartoline, tazze, magliette&#8230; Anni fa i berlinesi sono addirittura scesi in piazza contro la proposta di uniformare i semafori della città sostituendo al simpatico pedone dell&#8217;Est quello più standard in uso nell&#8217;Ovest.</p>
<p><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/118bis.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-445" title="118bis" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/118bis-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Seguiamo la via principale fino alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cathedral_of_Magdeburg">cattedrale</a>, in restauro da anni e anni: le impalcature coprono la parte bassa della facciata e, quasi interamente, una delle torri. All&#8217;interno, nella parte centrale del pavimento si apre una voragine che fa pensare ad uno scavo archeologico. Per l&#8217;ingresso si paga, ma 1 euro è un prezzo più che onesto.   L&#8217;ampio edificio in stile gotico, dalle pareti candide, appare luminosissimo, certo per la presenza di numerose finestre, ma forse anche perché le vetrate, distrutte, sono state sostituite (spero provvisoriamente) da semplice vetro trasparente.  Esploriamo le navate e il chiostro adiacente alla scoperta delle sculture (le più antiche sono del sec XIII, come la chiesa) e dei dettagli, come il capitello su cui sono appollaiate tre arpie. Ma la cosa più accattivante sono forse le vergini savie e le vergini folli della parabola evangelica, che ornano il portale laterale e, pur risalendo XIII sec, mostrano un&#8217;attenta analisi delle espressioni del viso e gesti un po&#8217; rigidi ma decisamente espressivi.</p>
<p>Intorno alla cattedrale la città appare molto verde e la zona è tranquilla e piacevole: una piazza ricca di alberi separa la chiesa dal municipio, mentre dietro, più in basso, scorre l&#8217;Elba.</p>
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		<title>Aquisgrana</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 13:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<category><![CDATA[Aquisgrana]]></category>
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		<description><![CDATA[Pranzo in una bellissima birreria del centro, e poi via alla scoperta della città, sede della famosa cattedrale protetta dall&#8217;UNESCO (e frequentemente riprodotta nei libri di storia, ma sempre, immancabilmente, con la stessa inquadratura).
Davanti al municipio, una folla si aggira fra banchetti che fanno pensare inizialmente ad una sagra, ma che visti da vicino somigliano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/010.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-430" title="Aachen010" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/010-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pranzo in una bellissima birreria del centro, e poi via alla scoperta della città, sede della famosa cattedrale protetta dall&#8217;UNESCO (e frequentemente riprodotta nei libri di storia, ma sempre, immancabilmente, con la stessa inquadratura).</p>
<p>Davanti al municipio, una folla si aggira fra banchetti che fanno pensare inizialmente ad una sagra, ma che visti da vicino somigliano di più ad una fiera dell&#8217;immaginario scientifico, fatta per avvicinare a fisica e chimica i bambini: un uomo mostra con un modellino il funzionamento di un treno a cuscino d&#8217;aria; poco più in là,  un banco è ingombro di alambicchi e provette&#8230;</p>
<p>Ci allontaniamo dalla piazza e proseguiamo per le viuzze del centro, in direzione della cupola della cattedrale. Le vetrine dei negozi espongono soprattutto dolci e monili e intorno a noi  il flusso di turisti aumenta man mano che ci avviciniamo alla meta.</p>
<p><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/0151.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-431" title="Aache015" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/0151-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Infine, eccola! Corpo di epoca carolingia, di forma ottagonale con cupola, e coro tipicamente gotico: la cattedrale è uno strano ibrido. La suddivisione è evidente già dall&#8217;esterno; davanti alle due parti citate se ne aggiunge una terza, il campanile, e la sequenza dei tre diversi elementi da fuori è gradevole. Più spiazzante l&#8217;interno, dove le differenze stilistiche appaiono in tutta la loro evidenza. Per di più le impalcature dei restauri coprono la vista del coro dall&#8217;ingresso e rendono poco agevole il passaggio dall&#8217;una all&#8217;altra parte, sottolineando le distinzioni: non contribuiscono certo a far percepire l&#8217;edificio come un tutt&#8217;uno. Anche se accostate senza soluzione di continuità, entrambe le parti appaiono belle, sia quella carolingia, più classica, dagli archi a tutto sesto e le pareti ricoperte di marmi e di (recenti) mosaici, sia il coro gotico, un susseguirsi di finestre lunghe e sottili, dalle coloratissime vetrate moderne.</p>
<p>Proseguiamo la visita con il Tesoro della Cattedrale, forse non enorme ma ricco di pezzi molto preziosi: il celebre busto di Carlo Magno; reliquiari d&#8217;oro simili ad altari in miniatura, con statuine di santi sovrastate da cuspidi gotiche; paramenti sacri di varie epoche e addirittura un sarcofago di età romana.</p>
<p>Sulla via del rit<a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/063.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail  wp-image-432" title="Monschau063" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/063-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>orno, optiamo per una breve deviazione e visitiamo il villaggio di <strong>Monschau</strong>, con le sue casette antiche a picco sul fiume. Arriviamo scendendo (la zona è montuosa), prima in macchina e poi a piedi, lungo una strada che si fa sempre più stretta. La prima impressione è di trovarci in un paesino deserto; certo è sera, ma non così tardi&#8230; Poi però passeggiando per le vie  incrociamo alcuni turisti di passaggio e ci rendiamo conto che molti negozi sono aperti. Ci fermiamo a bere qualcosa, poi gironzoliamo senza meta attraverso stradine e ponticelli attraversando tutta Monschau. Quindi si riparte&#8230;perché ci aspettano quasi 4 ore di strada!</p>
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		<title>Sulle tracce dei Grimm: seconda parte</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 07:37:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Brema]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; presto per rientrare a  Göttingen, quindi cerchiamo sulla guida una località interessante nei dintorni, e scopriamo che siamo a metà strada per Brema. Così proseguiamo una gita che, casualmente, ci sta portando sulle orme dei Fratelli Grimm.
Anche qui, infatti, è impossibile non notare le tracce della famosa fiaba: il cane, il gatto, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/108.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-424" title="108" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/108-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E&#8217; presto per rientrare a  Göttingen, quindi cerchiamo sulla guida una località interessante nei dintorni, e scopriamo che siamo a metà strada per Brema. Così proseguiamo una gita che, casualmente, ci sta portando sulle orme dei Fratelli Grimm.</p>
<p>Anche qui, infatti, è impossibile non notare le tracce della famosa fiaba: il cane, il gatto, il gallo e l&#8217;asino invadono borse, cartoline e magliette nelle vetrine dei negozi; fanno bella mostra di sé in una scultura nella piazza principale (ma posti, con discrezione, accanto al municipio e non di fronte) e adornano perfino  un lampione! Che ho fotografato rischiando la vita perché l&#8217;inquadratura migliore si ottiene stando sopra i binari del tram.</p>
<p><a href="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/069.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-425" title="Brema069" src="http://flaviadellanna.net/blog/wp-content/uploads/2010/07/069-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ma Brema ha molto di più da offrire: la <em>Böttcherstrasse</em>, una incantevole viuzza liberty tutta sporgenze, rientranze, ringhiere in ferro battuto e decorazioni geometriche sulle pareti (che tuttavia non appaiono mai eccessive o pesanti); il quartiere dello <em>Schnoor</em>, con le antiche casette dei pescatori (oggi trasformate in botteghe e laboratori artigiani) e, ovviamente, la <em>Marktplatz</em>, la grande piazza principale, su cui si affacciano la cattedrale, le case delle corporazioni e il municipio sovraccarico di decorazioni barocche. Dispiace solo di non avere più tempo da dedicare a questa città, interessante e varia.</p>
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